mercoledì, 30 aprile 2008

Tuttodunfiato

Ci sono quelle sere che proprio non hai voglia.

Che qualcosa di bello in tv che ti risolve la serata è manna dal cielo. Quelle sere, che speri di uscire e sentire il profumo dei lillà fuori dalla porta, perché poi puoi andare a letto serena.

Quelle sere che le passi con la maschera esfoliante sulla faccia, anche se non è che ne sentivi la necessità e appena messa pensi che in fondo lo hai fatto solo per perdere un po’ di tempo.

Ti togli lo smalto e lo vorresti anche rimettere, magari rosso, così, per cambiare un po’, o perché lo hai visto in giro. Ma l’apatia ha il sopravvento, e allora niente.

Avendo già messo in ordine i capelli sarebbe troppo.

 

Il fatto è che avresti milioni di cose da dire, volendo, ma non hai lo spazio, ponendo come regola che il blog deve essere principalmente riempito di cose che fanno riflettere-ma-divertendo-perché-altrimenti. Cosa che forse vuoi ritrattare, perché lo spazio e tuo e ci fai quello che vuoi, in fondo.

Sono le stesse sere in cui non hai quasi neanche voglia di amiche, che mandi giù a forza la camomilla perché ti è stato caldamente intimato di smettere con la teina.

 

Te ne stai lì e senti che c’è tutto sto casino dentro, che è felicità-ansia-malinconia-paura e che vorresti dire ma proprio non esce, che la soluzione sarebbe piangere ma poi verresti fraintesa.

Tutte queste cose insieme, costruite, disfate, rifatte meglio. Tutte queste cose che adesso puoi tirare un po’ di somme, guardare, non vedere. E capire.

E pensi che è proprio da quel giorno lì che è tutto diverso e va bene e sembra tutto nuovo e c’è lo spaesamento che ti si butta addosso e tu non sai bene da che parte prenderlo ma in qualche modo cerchi di farlo, lì con le braccia spalancate per raccogliere tutto-ma-proprio-tutto quello che arriva, che non ne scivoli via neanche un po’, adesso, neanche un po’.

 

E se ti poteva sembrare che avresti avuto molte meno cose a cui pensare capisci che non è così e che sono il doppio perché la felicità porta inevitabilmente a pensieri su pensieri che all’inizio non sai come gestire e speri di non venire schiacciata da tutte queste cose che sono troppe tutte assieme e chissà se ce la fai.

Perché in fondo, anche se ci sei già passata, non te lo aspetti che la felicità ti stordisca così, e ci rimani tutte le volte.

lunedì, 28 aprile 2008

Tante coccole al koool

Io non so se sia tutto super-fico alla loro età, forse semplicemente sì.

 

Però io non riesco a capacitarmi del fatto che, leggendo qua e là blog di sgallettate di quindici-sedici anni (e con mio immenso rammarico a volte anche di gente più attempata), che non cito per correttezza e senso del gusto, ma che io e le mie vecchie serpi conosciamo, seppur indirettamente, queste non riescano a fare a meno di utilizzare:

 

  1. Ottocento punti di domanda SEMPRE, anche per chiedere come va.
  2. Trecento punti esclamativi per affermare qualsiasi cosa.
  3. Mille puntini di sospensione inseriti di solito nel testo giocandoseli a dadi o in qualche altro modo puramente casuale.
  4. Milioni di K ovunque, che mi viene da pensare a questo punto che gli sms facciano davvero male, o che “karino” sia qualcosa di diverso, più “fiko” di carino semplice.
  5. Miliardi di inutili faccine/sorrisini/pupazzetti per dare un “volto” a ogni frase (ammetto che questo è un punto per me un po’ controverso. Sono stata contagiata dalla cosa, ma sto cercando di smettere, anche se non riesco ancora a resistere fisicamente all’Orsetto di Skype che fa gli abbracci e a Poolparty. E in questi giorni anche ai cuoricini vari. Forse non dovrei parlare troppo quindi, vista la totale dipendenza dai due sopraccitati oggetti di culto.)

 

 

In ogni caso, ora, le cose che mi ritengo libera pensare sono sostanzialmente tre:

 

  1. O hanno una vita fantastica, ricca di avvenimenti incredibili e di stupore (unica eccezione in cui si ammette il punto di domanda/esclamativo >3) e sentono il bisogno di manifestarlo così, in modo fastidiosamente enfatico (ma non credo, almeno per come mi ricordo quell’età io)
  2. O non sanno scrivere e devono adottare degli espedienti per rimediare alla totale incapacità di rendere chiaro il messaggio usando massimo tre simboli di punteggiatura identici di fila (plausibile ma al contempo inconscia, perché se si accorgessero che fanno pena non scriverebbero, o forse sì)
  3. O Io sono segretamente un membro dell’Accademia della Crusca obsoleto e stantio.

 

In poche parole, sono vecchia.

 

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