E dire che io ci avevo anche giocato, a pallavolo.
Fino ai dodici anni circa, cioè fino al giorno in cui, raggiunta l’età della ragione e soprattutto l’eta del poter prendere decisioni autonome, ho consegnato nelle mani del mio allenatore l’orrenda divisa, certa che quella scelta mi avrebbe migliorato non poco la vita.
Si sa, lo sport fa male. E io lo avevo capito presto.
(Che, detta sinceramente tra di noi, io me la sarei anche tenuta, l’orenda divisa, se non fosse stata gialla e blu. Ma il giallo e il blu non sono proprio i miei colori, e allora.)
Si diceva: io ci avevo anche giocato, a pallavolo.
Certo, magari non con risultati eccellenti, ma ci avevo giocato, miseria.
Quindi non si spiega perché, dopo qualche anno senza esercitare, io non sia rimasta la Mila Hazuki di sempre.
Infatti, di recente (ieri), ho appurato di essere affetta da una totale incapacità non solo di coordinare il movimento, ma anche di buttare la palla al di là della rete.
O di battere.
O di prenderla senza che mi scivoli tra le braccia.
E che quindi mi arrivi in faccia.
O di avere le braccia viola per i lividi.
Lo sport fa m a l e.
Quindi, se mi devo proprio fare qualcosa, a questo punto, mi farò Shiro.